Un viaggio on the road ai Caraibi, in Repubblica Dominicana, è un’esperienza… d’inaspettato impatto.
Solitamente si associa Santo Domingo ai resort di lusso, a una settimana di completo relax, cui si aggiungono alcune escursioni.
Ma se il il budget non è stellare e si è più affini al viaggio itinerante, anche una vacanza in Repubblica Dominicana si può trasformare in un’avventura (di cui parleremo un po’ più giù. La prima parte sarà, necessariamente, dedicata a informazioni e dati).
Quando andare in Repubblica Dominicana
Il periodo migliore per andare ai Caraibi va, indicativamente, dal nostro inverno ad aprile. Noi siamo andati nella prima metà di marzo e il meteo è stato assolutamente perfetto. Temperature ottimali e cielo azzurrissimo.
Anche nella Penisola di Samanà, nel nord dell’isola, ricchissima di vegetazione e quindi, potenzialmente umida, in marzo non abbiamo visto una goccia di pioggia. Solo tantissimo verde.

Il nostro itinerario si è sviluppato “triangolando” tra Punta Cana, Bayahibe e, appunto, la Penisola di Samanà.
Come arrivare in Repubblica Dominicana
Arrivare a Santo Domingo è piuttosto facile. I voli sono frequenti e gli aeroporti tra cui scegliere non sono pochi. Noi abbiamo optato per quello di Punta Cana e ci siamo arrivati con l’ottima compagnia low cost di Iberia, la Level che, da Barcellona, ci ha portato a destinazione per circa 390 euro a testa (A/R), bagaglio a mano e pranzo incluso (13.45-19.00). Dall’Italia a Barcellona, invece, siamo arrivati con Ryanair per 59 euro, sempre a testa, A/R, con bagaglio a mano (08.38-10.07).
Come spostarsi in Repubblica Dominicana
Chi desidera una vacanza non stanziale, ma non vuole dipendere dal pur efficiente sistema di trasporto pubblico, dai taxi (in alcune zone, anche da Uber) oppure dai pittoreschi mezzi locali come guaguas, conchos o motoconchos, può noleggiare una macchina con estrema facilità.
A differenza dell’abituale Rentalcars, in questa circostanza un po’ troppo caro, noi abbiamo utilizzato l’altro grande broker online, Autoeurope, che ci ha affittato una piccola Kia Picanto per 14 giorni a 351 euro.

Bavaro – Punta Cana, prima tappa del nostro viaggio on the road in Repubblica Dominicana
Arrivati all’aeroporto di Punta Cana in serata, dopo aver ritirato la macchina, ci siamo diretti in zona Bavaro, a Punta Cana, all’hotel Art Villa Dominicana, prenotato via Booking.com al prezzo di circa 175 euro per 3 notti in tre, con colazione. Pagamento cash in hotel (con carta di credito c’era una maggiorazione del 23%).
Hotel carino, molto bianco, con tocchi di arte contemporanea e, pur con bagni da sistemare e pulizia da migliorare, abbastanza comodo e centrale. Non distante da ristoranti, negozi e mare.
Il Bavaro e le altre bellissime spiagge di Punta Cana
Il litorale est, quello oceanico, per intenderci, è spettacolare. Solitamente il turismo italiano si orienta verso la parte caraibica, verso Bayahibe, lasciando agli americani Punta Cana, ma a noi sono piaciute infinitamente di più le meravigliose e immense spiagge dell’est, a ridosso di un mare azzurrissimo (per nulla “oceanico”, ma molto caraibico) con fondale sabbioso a digradamento dolce, orlate da infinite palme da cocco.

Fare bagni in quelle acque bianco-azzurre è stata una gioia per grandi e piccini. Bellissimo passeggiare lungo le spiagge che compongono l’area di Punta Cana, come Arena Gorda, Cortecito, Los Corales, Bavaro, per citarne solo alcune, molto diverse tra loro (Cortecito, ad esempio, è la spiaggia che serve l’omonima cittadina, con negozietti, bar, ristoranti, ATM, farmacie e servizi vari, mentre il Bavaro è punteggiato da resort e, nell’immediato entroterra, è caratterizzato da strade grandi e centri commerciali american style).
Spostandosi coi mezzi, o facendo una passeggiata lunga (magari tornando in taxi o in bus, come abbiamo fatto noi) si può arrivare, leggermente più a sud del Bavaro, alla spettacolare Cabeza de Toro.
Ancora più a sud, ma qui serve la macchina o un mezzo, si arriva anche alla bellissima Playa Juanillo.

Playa Juanillo si trova vicino a Cap Cana, un’area residenziale e alberghiera molto bella e raffinata, ma dall’atmosfera un po’ artificiosa, rispetto al resto dell’isola.

Sempre in zona Bavaro, ma leggermente più a nord, c’è anche la meravigliosa Playa Macao, abbastanza isolata e dotata di servizi piuttosto “rustici”, come piccoli bar/ristoranti molto essenziali, baracchini per il noleggio dei surf e venditori ambulanti (pronti a offrire mercanzie e cocchi squisiti, aperti lì per lì con terrificanti machete).

A Macao la potenza delle onde, l’atmosfera e il tipo di natura ci ricordano che abbiamo decisamente di fronte l’Oceano Atlantico, più che il Mar dei Caraibi. Il bagno qui andrebbe valutato con attenzione e commisurato alle proprie capacità; in presenza di bambini, invece, andrebbe francamente escluso. Le acque di Playa Macao sono senza dubbio più adatte al surf che ai bagni.

L’interno, “dietro” Punta Cana
Spingendosi un po’ all’interno, rispetto alle spiagge, magari durante la visita alla pittoresca cittadina di Higuey, si apre uno scenario duplice. Da una parte ci sono le zone più vicine alla costa, improntate a un turismo internazionale, fatto di centri commerciali, strutture linde, ordinate e patinate, adatte a servire la clientela dei resort.

Dall’altra, un po’ più nell’entroterra, ci sono zone con caratteristiche completamente diverse, sia improntate ad un “colorato localismo” (come i caratteristici colmados, i negozi dominicani), sia specchio di una grande povertà.
Vale la pena farlo presente perché in rete, ma anche su altri mezzi di comunicazione, la Repubblica Dominicana viene quasi sempre veicolata come un puro paradiso tropicale. E lo è senz’altro.
Va, però, detto, per amor di completezza, che alle immagini con mare, palme e spiagge bianche se ne devono necessariamente aggiungere anche altre che, pur essendo superflue per chi sceglie una vacanza in resort con escursioni limitate, risultano, invece, utili e preparatorie per chi opta per una vacanza on the road. (Anche in considerazione del fatto che in Repubblica Dominicana lo Street View di Google è arrivato molto tardi e, allo stato attuale, sono ancora pochissime le zone visibili “muovendosi” su Google Map).

Bayahibe, seconda tappa del nostro viaggio in Repubblica Dominicana
Superato un certo personale sgomento per un livello di degrado superiore al previsto (acuito dalla frequente presenza di fucili a pompa imbracciati con grande nonchalance dai “guardiani” dei parcheggi delle strutture commerciali), ci siamo diretti da Punta Cana a Bayahibe.
Bayahibe è un villaggio di pescatori recentemente colonizzato dal turismo. Tra le sue vie si alternano, infatti, negozi e ristoranti di impostazione europea, principalmente italiana, e attività tipicamente dominicane.
Se in un colmado si possono comprare delle squisite bananine locali, a fianco, in un supermercato italo-dominicano, chi lo desidera può trovare una confezione di nostranissima pasta Barilla.
Se un giorno si vuole consumare una comida a base di riso, carne e fagioli in un comedor (un ristorante locale semplice), magari accompagnata dalla birra Presidente, da un buon caffè dominicano, da un bicchierino di rum verace o magari da un Mamajuana, il giorno dopo si può optare, con estrema facilità, per una pizza, una pasta al ragù, un limoncello e magari anche un espresso Lavazza.
La parte più centrale di Bayahibe è, comunque, più dominicana che italiana. Facendo una passeggiata sulla spiaggia pubblica, infatti, capiterà di cogliere dinamiche diverse da quelle per noi abituali. Difficilmente, a parte i bambini, si troveranno persone sulla spiaggia intente a rilassarsi o a prendere il sole.

Capiterà, invece, qui e altrove, di osservare la popolazione locale adulta intenta a condividere momenti conviviali con amici e familiari in posizione arretrata rispetto al mare. Preferendo, al bagno di sole, una bella chiacchierata o un vivace pranzo in compagnia.

Alla fine della public beach di “Bayahibe centro” c’è un grazioso porticciolo, su cui sono affacciati alcuni bar e ristoranti.

Dal porto, proseguendo sulla strada principale, si arriva al popolare quartiere Dominicus Americanus, adatto a chi desidera un’impostazione più internazionale e/o italianeggiante.
A Dominicus trovano posto, infatti, molte delle attività commerciali e ricettive straniere, oltre che i grandi resort di catena, come il Viva Wyndham Dominicus Beach e l’Iberostar. Tra questi due resort, tra l’altro, si colloca un’altra spiaggia pubblica, molto frequentata dai turisti che non soggiornano nei resort stessi.
Il tragitto per arrivare dal cuore del quartiere Dominicus alla public beach, però, è piuttosto spiacevole, dovendo necessariamente costeggiare il lunghissimo muro che “racchiude” il Viva Windham (oltre che attraversare una strettoia spesso piena di rifiuti).
Una volta oltrepassati i punti critici, però, e superata anche la “zona arretrata”, sede del turismo locale e di alcuni ristorantini/negozietti, la spiaggia in prossimità del mare si rivela in tutto il suo splendore tropical style.

Si tratta, però, di un tipo di spiaggia diverso rispetto a quelle di Punta Cana. Il mare qui, infatti, è più vivace e il fondale scende abbastanza repentinamente. Ai lati non mancano nemmeno porzioni di spiaggia con roccia.

Non conoscendo la morfologia del lungomare interno ai resort, riguardo al quale non posso esprimermi, direi, tutto sommato, che la spiaggia pubblica di Dominicus, per quanto bella, sia, di fatto, meno adatta alla balneazione dei bambini piccoli di altre spiagge dominicane (come quelle di Punta Cana, appunto, ma anche di Las Terrenas, come vedremo).
Cionostante, qualche giorno in quel di Bayahibe, l’abbiamo passato volentieri. Immancabile, naturalmente, la foto di rito con il faro dell’Iberostar sullo sfondo.

A Bayahibe abbiamo dormito in zona Dominicus, al bellissimo e coloratissimo Aparthotel Los Flamencos, composto da appartamenti ben arredati e molto ampi, affacciati su una splendida piscina, servita da un ristorante/bar. Veramente un’ottima struttura. Ci ha consentito grande libertà di movimento ed estrema comodità grazie alla vicinanza di tutti i negozi e servizi della zona. Buona anche la posizione rispetto al mare, a pochi minuti di passeggiata.
Grazie a un’offerta, in verità, non proprio eccezionale, ma comunque discreta per una struttura a 4 stelle molto nuova e ben tenuta, abbiamo pagato 83 euro a notte. (Su Booking.com, pagamento anticipato, senza possibilità di cancellazione, solo pernottamento).

Durante i giorni a Bayahibe, oltre ad aver fatto vita da spiaggia, passeggiate nel paesino e gite nei dintorni, abbiamo preso parte a un’escursione veramente imprescindibile: quella alla meravigliosa Isola Saona. Uno spettacolo della natura che difficilmente dimenticheremo!
L’escursione (circa 65 euro/adulti, bambino free) prevede un “dinamico” viaggio in barca, con fermata alle splendide piscine naturali, un’area di acqua bassa nell’azzurrissimo Mar dei Caraibi, in cui ci si rilassa sotto un cielo altrettanto azzurro e un sole caldo e piacevolissimo, tra musica, rum e tanta spensierata allegria. Un momento veramente magico!

La giornata prosegue con l’arrivo all’isola, dove si fa vita da spiaggia in una zona poco frequentata a cui si aggiunge un giro nel paesino Mano Juan, tra negozietti sulla spiaggia, abitazioni, campi ed edifici vari all’interno. Il paese è molto povero e, spesso, le strutture sono in semplice lamiera.

All’ora di pranzo si mangia in spiaggia in comitiva. Ci sono aragoste, pasta, verdure e altre cose. Niente di eccezionale, in verità, nonostante l’altisonanza dell’aragosta, ma l’atmosfera caraibica e la fame che ormai cominciava a farsi sentire hanno conferito a un pranzo senz’altro migliorabile, un tocco d’apprezzato esotismo.

Nel pomeriggio si fa rientro a Bayahibe, non senza passare attraverso un reticolo di canali e mangrovie.
Alla nostra escursione, purtroppo, è mancata la prevista visita alla celebrata spiaggia Canto de la Playa. Poiché le onde al largo erano alte, l’agenzia locale ha deciso di non proseguire verso quel punto dell’isola. Peccato.
Non sapremo mai se l’aver scelto, per un caso fortuito, l’agenzia Mariposa Tour, invece che la programmata Franconero Escursioni, abbia avuto un peso oppure no, in questo senso…
Comunque sia, pur essendo stato un gran peccato, della spiagge sostitutiva, tutto sommato, non ci possiamo lamentare troppo…

Penisola di Samanà – Las Terrenas, terza tappa del nostro viaggio in Repubblica Dominicana
Dopo Bayahibe ci siamo spostati a nord-est, utilizzando le comodissime e ben tenute strade di lunga percorrenza che collegano il paese.

Grazie al traffico ridotto, in poco tempo siamo arrivati nella spettacolare e verdissima Penisola di Samanà, un vero e proprio tripudio di verde, un’esplosione di vegetazione lussureggiante che comincia a farsi notare già lungo le strade di accesso.

Nella Penisola ci siamo diretti, dopo il pagamento di un pedaggio, alla cittadina più nota, Las Terrenas.

A Las Terrenas siamo rimasti tre giorni e abbiamo soggiornato allo splendido, tropicalissimo Hotel Villas Las Palmas al Mar, preso per 48 euro a notte con colazione per 3 grazie a un’offerta su Booking.com.

Molti sono gli highlight della penisola di Samanà da visitare in autonomia o con escursioni di agenzie locali; tra questi sicuramente la cascata El Salto del Limon, l’isola Cayo Levantado, la spiaggia Fronton. Da segnalare anche l’area di Las Galeras, le spiagge Coson e Rincon, in cui, però, oltre alla splendida cornice naturale, bisogna fare i conti con contesti eccezionalmente sporchi. Se ne può prescindere oppure no, dipende dai propri obiettivi.
Noi, che col bambino volevamo fare anche qualche giorno di relax al mare, abbiamo deciso, dopo estese perlustrazioni dell’area, di rimanere abbastanza stabilmente in zona Las Terrenas, ricca di splendide spiagge cittadine.

Tra le molte che abbiamo visitato, quella che, in assoluto, ci è piaciuta di più è stata la spettacolare Playa Las Ballenas.

Veramente bellissimo passeggiare lungo la spiaggia chiara orlata di palme da cocco, fare lunghi bagni nelle acque cristalline del suo mare, rilassarsi sotto il sole caldo e il cielo azzurrissimo. Un’esperienza meravigliosamente tropicale.

Ma anche… estremamente “comoda”. Las Ballenas, infatti, pur sembrando un luogo esotico isolato e lontano da tutto è, di fatto, una spiaggia pressoché cittadina perfettamente servita da attività ricettive e di ristorazione.
Ne sono esempio i carinissimi risto-bar sulla spiaggia. A noi, ad esempio, era piaciuto molto l’Eden Beach Bar.

Ma sono tantissimi i locali a punteggiare il lungomare, alcuni eleganti, altri caratteristici, altri ancora basici.
E’ veramente piacevole, tra una passeggiata e l’altra o dopo un bagno, bere un cocco, pranzare in gran rilassatezza o mangiare su due piedi qualche sfiziosità proposta da quei carinissimi chiringuitos.

Ma Las Terrenas è ricca di locali in cui mangiare e bere anche in altre zone del lungomare, come ad esempio nel piccolo “quartiere” Los Pueblo de Los Pescadores, molto rifinito e adatto a una clientela europea (ben rappresentata a Las Terrenas).

Tutto il lungomare, percorso da strade molto esotiche, in un senso…

o nell’altro…

è, in verità, punteggiato da alberghi e ristoranti gestiti da dominicani o da expat europei, principalmente francesi o italiani.

A differenza di Punta Cana o Bayahibe, qui, però, non si trovano file di resort uno dietro l’altro. A Las Terrenas le strutture ricettive sono molto ariose ed essendo collocate dall’altra parte della strada non impediscono mai, con i loro imponenti muri perimetrali, la vista e il meraviglioso soffio dell’aria di mare a pedoni, biker e ciclisti.

A Las Terrenas, inoltre, essendo una vera e propria cittadina, si trovano tutti i servizi e le attività di cui si può necessitare, quindi negozi, supermercati, banche, benzinai, ospedali, medici, farmacie, scuole (frequentate, tra l’altro, da bambini e ragazzi in divisa azzurra e beige, uguale per tutti).

Nonostante Las Terrenas non sia una metropoli (anche se ne condivide il traffico e la rumorosità) sono presenti diversi centri commerciali, dedicati più ai turisti che agli abitanti del luogo. Ci sono quelli declinati a un esotismo lussuoso…

…e quelli con un’impostazione più locale e pittoresca.

Più ci si allontana dal lungomare, però, più la “veste turistica” viene meno. Le attività commerciali della cittadina propriamente detta, infatti, sono caratterizzate da uno stile che, pur essendo ugualmente colorato, è molto meno curato e più trasandato.

Particolare attenzione deve essere fatta, soprattutto da chi noleggia motorini, alle canalette per l’acqua piovana poste ai lati della strada: sono spesso dissestate, talvolta molto larghe, profonde e quindi pericolosissime.
Val la pena di sottolineare ancora una volta che, più ci si allontana dalle aree turistiche, più l’isola rivela zone di degrado significative, spesso afflitte dal problema dei rifiuti.
Per apprezzare compiutamente un viaggio on the road in Repubblica Dominicana, isola dallo splendido mare e dalla natura strepitosa, è bene partire avendo ben chiari questi aspetti.
Si eviterà la potenziale delusione quando, non lontano da bellissime strutture come, ad esempio, gli eleganti residence del lungomare di Las Terrenas…

…si troverà uno dei tanti agglomerati periurbani composti da casette in muratura pericolanti, protette da inquietanti inferriate a tutto perimetro o, addirittura, da abitazioni caraibicamente colorate, ma fatte di lamiere arrugginite.

Punta Cana again, ultima tappa del viaggio on the road in Repubblica Dominicana
Finita la tappa nella Penisola di Samanà – a volte impegnativa per questo dualismo un po’ stordente tra le due anime opposte dell’isola – siamo tornati a sud.
Dopo aver deciso di non visitare la capitale di stato, Santo Domingo, ci siamo diretti nuovamente sulla costa, precisamente a Punta Cana.
La zona di Punta Cana che abbiamo scelto, questa volta, è stata la spettacolare Cabeza de Toro.

Dopo una notte di passaggio in un hotel improbabile trovato per sbaglio in una inspiegabilmente full booked Boca Chica (spesso i giorni finali di un viaggio itinerante non li prenotiamo in anticipo) siamo arrivati al resort Be Live. Collection Punta Cana, grazie a un’offerta last second di Hotels.com.

Lì, per la prima volta nella vita (essendo più inclini al viaggio snello e informale), abbiamo soggiornato in regime di all-inclusive (150 euro al giorno in tre, tutto incluso).
Resort splendido, mare strepitoso, buffet pasti infinito e piscina davvero immensa. Una gioia per grandi e piccini.

L’idea di concludere i “massivi” viaggi on the road con tre giorni di resort all-inclusive da prenotare con un’offerta all’ultimo minuto sarà, d’ora in poi, attentamente valutata…
Ma ci penseremo in futuro. Ora è giunto il momento di tornare a casa.
Mai, però, dimenticheremo l’azzurro intenso del Mar dei Caraibi e le lunghissime spiagge bianche orlate da infinite palme da cocco della Repubblica Dominicana. Chissà, magari un giorno ci rivedremo…

Monica Cruciani | Travelling – Viaggi intorno al mondo (chi siamo)
